Issnaf: la ricerca italiana che ci rende orgogliosi nel mondo

L'ambasciata d'Italia a Washington, sede dell'Annual Event di Issnaf

Quattromila scienziati e ricercatori italiani attivi tra Stati Uniti e Canada. Oltre duecento solo alla Nasa, per dire. Quando sento parlare della ricerca italiana nel mondo non penso al brain drain – o fuga dei cervelli che dir si voglia. Io penso a Issnaf, la fondazione che riunisce questo formidabile network di uomini di scienza, di umanisti, di ricercatori italiani che operano in Nordamerica. Ho la fortuna di collaborare con Issnaf dal 2015 e quest’anno anche l’orgoglio di moderare uno dei panel dell’Annual Event di Washington, all’Ambasciata d’Italia (nella foto) il 7 e l’8 novembre.

Non vogliono essere chiamati cervelli in fuga, le menti brillanti di Issnaf: sono intelligenze integrate nelle comunità scientifiche del Nord America con la forza del loro talento e delle competenze acquisite in Italia. Fra di loro la biologa Rita Rossi Colwell, che riceverà l’ISSNAF Life Achievement Award. Distinguished University Professor alla University of Maryland, già prima donna direttore della National Science Foundation dal 1998 al 2004 e fra i membri fondatori di ISSNAF, Colwell è considerata una delle fondatrici della ricerca per lo sviluppo delle biotecnologie marine. Il suo nome è legato alle scoperte sulla sopravvivenza del vibrione del colera che hanno portato a importanti risultati sul fronte della prevenzione delle epidemie.

La forza di Issnaf è quella del presidente Vito Campese, Professor of Medicine, Physiology and Biophysics. Chief, Division of Nephrology and Hypertension Center – Keck School of Medicine of USC a Los Angeles, animatore di tantissime iniziative che hanno un unico obiettivo: quello di costruire un ponte tra le due sponde dell’Atlantico. In un verso, per continuare a garantire alla ricerca nordamericana il contributo geniale della scienza italiana, nell’altro, per rompere le barricate di un sistema ancora troppo chiuso a una dimensione pienamente internazionale. Pur non mancando tantissimi modelli di eccellenza, tra tutti l’Istituto italiano di tecnologia di Genova.

La forza di Issnaf è quella della direttrice generale Monica Veronesi (qui una sua bella intervista alla Voce di New York), che non smette di muoversi tra Italia e Nordamerica non soltanto per connettere i due ecosistemi della ricerca, ma anche per farli dialogare con il mondo dell’industria. Negli anni tanti partner industriali hanno scommesso su Issnaf: tra questi realtà del calibro di Ibm, Cisco, Fca, Pirelli.

La forza di Issnaf è quella dei giovani italiani che ogni anno concorrono agli Young Investigators Awards (qui un articolo dell’Agi racconta chi sono i finalisti dell’edizione 2017) con i loro progetti di ricerca che spaziano dalla lotta alle leucemie all’ingegneria, dalla chimica all’astronomia, dalle scienze cognitive alla matematica.

Per me come giornalista e per Blum come impresa, contribuire a raccontare il modello Issnaf è una fonte di orgoglio. E anche un po’ il sogno di chi fa il nostro mestiere: quello di avere tante grandi storie di successo da trasmettere e un partner alla costante ricerca di crescere, di migliorare, di costruire un pezzetto di futuro.