Domenico Lanzilotta
Giornalismi Approfondimento

Costruire relazioni informative: una lettura del Digital News Report Italia 2026

Stimolata dal Digital News Report Italia 2026, una riflessione sul rapporto tra informazione e città intelligente. In un ecosistema dominato da piattaforme, creator e IA, il metodo giornalistico resta decisivo per costruire fiducia, rendere leggibili i cambiamenti e trasformare i dati in conoscenza pubblica.

Alcune ricerche esprimono un valore che supera il settore specifico al quale sono dedicate, ma aiutano a leggere un pezzo più ampio della società. Per me il Digital News Report Italia 2026, realizzato dal Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” dell’Università di Torino, rientra in questa categoria. Lo leggo da giornalista, da docente di Linguaggio giornalistico all’Università di Padova, da professionista della comunicazione e anche da persona che, con City Vision, lavora ogni giorno sui temi della trasformazione intelligente dei territori.

Lo leggo anche con un ricordo molto concreto: l’anno scorso ho avuto il piacere di invitare in aula l’amico Paolo Piacenza, tra gli autori dell’edizione italiana, per presentare a studentesse e studenti il Digital News Report Italia 2025. Una lezione rimasta impressa a tante studentesse e studenti, perché il rapporto con l’informazione riguarda il modo in cui una comunità capisce ciò che le accade attorno. Riguarda la fiducia. Riguarda la capacità di orientarsi. Riguarda, in fondo, la qualità della vita democratica di un Paese, di una città, di un territorio.

Dalla crisi dell’attenzione alla crisi della relazione

La nuova edizione del Digital News Report Italia fotografa un ecosistema informativo attraversato da una tensione evidente. Da un lato, l’interesse per le notizie continua a indebolirsi: solo il 34% degli italiani dichiara di essere molto o estremamente interessato alle notizie, contro il 74% del 2016. Dall’altro, il 57% continua a consultare l’informazione giornalistica più volte al giorno.

È una contraddizione solo apparente. Le persone incontrano ancora continuamente le notizie, ma lo fanno dentro una relazione più fragile, intermittente, spesso mediata da piattaforme, motori di ricerca, social media, aggregatori, creator e ora anche chatbot di intelligenza artificiale.

Per chi insegna giornalismo, questo dato è prezioso. Dice che raggiungere il pubblico non basta più. Il pubblico è già esposto a una quantità enorme di contenuti informativi. La sfida è rendere riconoscibile il valore di una fonte, la qualità di un lavoro, la differenza tra un contenuto che orienta e un contenuto che passa.

L’informazione come infrastruttura civica

Ma il Digital News Report Italia 2026 secondo me parla anche di città intelligente.

Una città intelligente infatti deve saper spiegare cosa sta facendo. Deve rendere leggibili i dati. Deve raccontare perché introduce una tecnologia, quale problema prova a risolvere, quali benefici produce, quali rischi apre, quali responsabilità comporta. Senza questa relazione informativa, l’innovazione rischia di diventare rumore: annunci, comunicati, contenuti, post, eventi, parole chiave.

Il rapporto mostra quanto questo rumore sia già parte della vita quotidiana delle persone. Le fonti online sono usate settimanalmente dal 69% degli italiani, più della televisione, ferma al 62%. I social media sono usati per informarsi dal 45% e diventano fonte principale per il 22%. Solo il 20% di chi si informa online accede direttamente a siti o app delle testate, mentre l’accesso mediato da algoritmi resta molto più diffuso.

Per chi come me si occupa di comunicazione dell’innovazione e media relation, questi numeri sono un promemoria molto concreto. Produrre contenuti è solo una parte del lavoro. Bisogna costruire percorsi di accesso, contesto, riconoscibilità. Bisogna aiutare giornaliste e giornalisti a trovare fonti solide, dati leggibili, casi verificabili, persone competenti.

Bisogna uscire dall’idea della comunicazione come ultimo miglio promozionale e riportarla dentro il processo con cui un territorio rende comprensibile il proprio cambiamento.

Creator, IA e bisogno di spiegazione

Un altro passaggio interessante riguarda creator e intelligenza artificiale. Il 36% degli italiani ha fruito di notizie da creator o singoli giornalisti nell’ultima settimana. Tra i 18-24enni la quota sale al 66%. L’uso dei chatbot di IA per informarsi resta più circoscritto, al 6%, ma chi li usa spesso non cerca solo “le ultime notizie”: pone domande ulteriori, chiede approfondimenti, prova a orientarsi tra le fonti. Questi dati segnalano che le persone cercano spiegazioni accessibili, linguaggi diretti, possibilità di approfondire, relazioni informative più personali e riconoscibili.

Il giornalismo professionale conserva un patrimonio enorme: verifica, imparzialità, competenza, metodo, responsabilità. Ma questo patrimonio deve essere percepito. Deve arrivare dentro gli ambienti in cui le persone oggi incontrano le notizie. Deve saper abitare formati diversi senza perdere rigore.

È una lezione utile anche per le amministrazioni pubbliche, le imprese innovative, le università, i centri di ricerca, le piattaforme territoriali. Chi comunica l’innovazione non può limitarsi a raccontare che qualcosa è nuovo. Deve aiutare le persone a capire perché quella novità conta.

Il metodo giornalistico serve anche fuori dalle redazioni

Quando insegno Linguaggio giornalistico, insisto molto su un aspetto: il giornalismo non è soltanto una professione, è anche un metodo di adesione alla realtà. Significa scegliere, verificare, gerarchizzare, contestualizzare, spiegare.

In un ecosistema saturo di contenuti, questo metodo diventa utile anche fuori dalle redazioni. Serve a chi lavora nella comunicazione pubblica. Serve a chi fa media relation. Serve a chi guida processi di innovazione territoriale. Serve a chi deve raccontare progetti complessi senza trasformarli in slogan.

Il Digital News Report Italia 2026 ci ricorda che la fiducia nelle notizie scende al 32%, mentre cresce la preoccupazione per la disinformazione online, arrivata al 59%. Sono numeri che dovrebbero interessare editori e giornalisti, certo, ma anche chiunque lavori sulla qualità dello spazio pubblico.

Perché ogni città, ogni territorio, ogni istituzione vive anche della qualità delle informazioni che circolano al suo interno. Una comunità male informata fatica a partecipare. Una comunità che non si fida fatica ad accogliere il cambiamento. Una comunità che non capisce l’innovazione rischia di subirla, invece di usarla come strumento di crescita collettiva.

Da leggere come strumento di lavoro

Per questo considero il Digital News Report Italia 2026 uno strumento di lavoro. Per chi fa giornalismo, naturalmente. Per chi lo insegna. Per chi studia i media. Ma anche per chi si occupa di città, pubblica amministrazione, innovazione, comunicazione e costruzione di comunità.

È possibile scaricare il report dal sito del Master.

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