Domenico Lanzilotta
Innovation Forum Italia-Serbia News

A Belgrado per parlare di “human-centered cities”

La partecipazione all’Innovation Forum Italy-Serbia di Belgrado è stata l’occasione per portare l’esperienza di City Vision come buona pratica italiana e per riflettere sul passaggio dalla smart city alla human-centered city: tecnologia non come fine, ma come mezzo al servizio delle persone.

Domenico Lanzilotta interviene a Belgrado all'Innovation Forum Italia-Serbia 2026

L’8 e il 9 giugno 2026 ho partecipato a Belgrado all’Innovation Forum Italy-Serbia, un appuntamento organizzato dall’Ambasciata italiana in Serbia dedicato alla human centered innovation che ha messo a confronto istituzioni, imprese, università, centri di ricerca e realtà dell’innovazione dei due Paesi.

Sono intervenuto nella sessione dedicata alle human-centered cities, con un inspirational speech in cui ho portato l’esperienza di City Vision come buona pratica italiana di innovazione dei territori.

È stata un’occasione preziosa per raccontare, in una cornice internazionale, il lavoro che City Vision porta avanti dal 2020: costruire spazi di confronto tra amministratrici e amministratori pubblici, imprese, università, centri di ricerca, professionisti e innovatori impegnati nella trasformazione intelligente dei territori.

Il mio intervento: dalla smart city alla human-centered city

Nel mio intervento sono partito da una convinzione che negli ultimi anni si è rafforzata molto nel mio lavoro: non basta riempire una città di sensori, piattaforme digitali, dati, automazione e intelligenza artificiale per renderla davvero intelligente.

La tecnologia è fondamentale. Può aiutare le città a essere più efficienti, più sostenibili, più accessibili, più capaci di rispondere ai cambiamenti. Ma resta uno strumento. Una città diventa davvero intelligente quando l’innovazione migliora la qualità della vita delle persone, semplifica l’accesso ai servizi, rafforza la fiducia tra cittadini e istituzioni e crea nuove opportunità per le comunità locali.

Per questo credo che oggi il passaggio più importante sia quello dalla smart city alla città human-centered. Dalla tecnologia come fine alla tecnologia come mezzo. Dall’infrastruttura all’impatto. Dall’innovazione intesa come somma di progetti all’innovazione intesa come capacità collettiva.

L’innovazione che nasce dai bisogni concreti

City Vision nasce esattamente dentro questa prospettiva. In questi anni abbiamo incontrato centinaia di sindaci, assessori, dirigenti pubblici, ricercatori, imprenditori, professionisti e innovatori. Abbiamo raccolto esperienze molto diverse: grandi città, città medie, piccoli Comuni, territori interni, isole, aree metropolitane. Ogni volta, però, torna un elemento comune: le innovazioni più utili non sono quasi mai quelle che partono dalla tecnologia in astratto, ma quelle che nascono da bisogni concreti e dalla capacità dei territori di costruire relazioni.

Relazioni tra pubblica amministrazione e imprese. Tra ricerca e decisione pubblica. Tra competenze tecniche e bisogni delle comunità. Tra città diverse che possono imparare le une dalle altre. Tra chi progetta soluzioni e chi poi quelle soluzioni deve usarle nella vita quotidiana.

A Belgrado ho raccontato alcune delle buone pratiche che in questi anni abbiamo intercettato attraverso City Vision: Firenze, dove l’intelligenza artificiale generativa viene utilizzata per semplificare l’accesso ai servizi comunali; Genova, dove ricerca e innovazione digitale contribuiscono all’idea di una città che si prende cura; Ischia, che lavora sul digital twin per costruire una smart island; Cuneo, dove la scuola diventa un elemento centrale della pianificazione urbana.

Accanto a queste esperienze, ho voluto citare anche piccoli e medi Comuni che stanno lavorando su energia, scuole, accessibilità, turismo, inclusione e partecipazione. Perché uno dei messaggi più importanti di City Vision è proprio questo: l’innovazione urbana non riguarda solo le grandi città. Riguarda tutti i territori che decidono di affrontare il cambiamento con metodo, visione e capacità di collaborazione.

Un intenso confronto tra Italia e Serbia

La sessione è stata anche un momento di confronto con esperienze italiane e serbe, grazie agli interventi di Michele Pianetta, Michela Spagnuolo, Aleksandar Stamenković e Danka Andonovcki, con la moderazione di Irena Đorđević Šušić. Ne è emersa una riflessione comune: il futuro delle città non dipenderà dalla scelta tra tecnologia e persone, ma dalla nostra capacità di mettere la tecnologia al servizio delle persone.

Per me è stato particolarmente significativo portare City Vision in questo contesto. Non solo come progetto, ma come metodo di lavoro: una comunità di pratica che prova a far viaggiare le buone idee da un territorio all’altro, a creare connessioni tra pubblico e privato, a trasformare le esperienze locali in apprendimento condiviso.

Le città del futuro non saranno semplicemente quelle con le tecnologie più avanzate. Saranno quelle più capaci di imparare, collaborare e trasformare l’innovazione in benessere, fiducia, opportunità e capacità collettiva. È questa, credo, la vera sfida delle città human-centered. Ed è anche il senso del lavoro che, con City Vision, continueremo a portare avanti.

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