Domenico Lanzilotta
Tecnologie digitali per città sostenibili I Quaderni di City Vision e MSCA

La tecnologia non basta: il digitale diventa intelligente quando produce impatto

È uscito il quarto Quaderno di Milano Smart City Alliance e City Vision, dedicato alle tecnologie digitali per città sostenibili. Un lavoro che prova a spostare la discussione sulla smart city dalla quantità di tecnologia presente nelle città alla capacità di usarla per conoscere, decidere e misurare meglio.

Personalmente, trovo sempre meno interessante chiedermi quanta tecnologia ci sia in una città: quanti sensori, quante piattaforme, quanti servizi digitali, quanta intelligenza artificiale.

La domanda che mi sembra più utile è un’altra: che cosa siamo capaci di fare con quella tecnologia?

È da questa prospettiva che nasce Tecnologie digitali per città sostenibili, il quarto Quaderno realizzato insieme da Milano Smart City Alliance e City Vision: un lavoro dedicato al rapporto tra trasformazione digitale e sostenibilità urbana, che mette insieme dati, ricerche, amministrazioni pubbliche ed esperienze delle imprese.

L’equazione sbagliata della smart city

Uno dei passaggi che trovo più interessanti del Quaderno arriva dal DiSI City, l’indice sviluppato dalla Fondazione per la sostenibilità digitale insieme all’Istituto di Studi Politici San Pio V.

Il punto di partenza è semplice ma tutt’altro che scontato: una città può essere molto digitalizzata senza essere digitalmente sostenibile.

È l’equazione sbagliata della smart city: più tecnologia non significa automaticamente più sostenibilità. Una città può avere reti, dati, sensori e servizi avanzati senza essere ancora riuscita a trasformarli in competenze, consapevolezza e comportamenti diffusi. La tecnologia diventa una leva di sostenibilità soltanto quando viene compresa, governata e utilizzata intenzionalmente.

I dati aiutano a capire la distanza tra le due cose. Il 92% dei cittadini considera il digitale un’opportunità, ma la geografia della sostenibilità digitale non coincide necessariamente con quella delle città tecnologicamente più avanzate. Bologna guida la classifica DiSI City, davanti a Roma e Venezia; Milano, pur essendo fortemente digitalizzata, presenta invece un livello di sostenibilità digitale che resta da rafforzare.

Mi sembra un’indicazione importante anche per il dibattito sulle smart city: l’equazione “più tecnologia uguale più sostenibilità” non funziona. Installare tecnologia è relativamente facile. Costruire intorno alla tecnologia una cultura urbana è molto più difficile.

Saltare dalla tecnologia all’impatto

C’è poi una seconda questione che attraversa tutto il Quaderno: misurare l’impatto.

Il mercato italiano delle smart city ha superato nel 2025 il miliardo di euro e gli investimenti continuano a concentrarsi su mobilità, illuminazione pubblica e monitoraggio ambientale. L’intelligenza artificiale, ancora utilizzata da una quota limitata di Comuni, è già nei programmi futuri di molte amministrazioni.

Eppure solo un Comune su quattro, tra quelli che hanno avviato progetti negli ultimi tre anni, utilizza indicatori per misurarne l’impatto sulla sostenibilità.

È uno dei nodi dei prossimi anni. Abbiamo passato molto tempo a discutere di quali tecnologie introdurre nelle città. Dovremo concentrarci sempre di più su quali cambiamenti producono: quanta energia fanno risparmiare, quanto riducono le emissioni, quanto migliorano i servizi e quanto rendono più semplice e inclusivo l’accesso delle persone.

Per questo nel Quaderno abbiamo costruito una matrice che mette in relazione le principali tecnologie — dall’IoT all’intelligenza artificiale, dalle piattaforme dati ai digital twin — con le dimensioni ambientale, sociale e di governance, indicando opportunità, rischi e possibili indicatori di impatto.

La tecnologia, insomma, non è un fine. È uno strumento da valutare sulla base degli effetti che produce.

La copertina del Quaderno

Il dato serve quando cambia una decisione

Gli esempi delle amministrazioni raccontati nel Quaderno rendono molto concreto questo passaggio.

A Milano, per esempio, la tecnologia entra nella strategia di adattamento climatico: dalla mappatura delle isole di calore al Gemello Digitale degli alberi, che permette di andare oltre il semplice censimento del patrimonio arboreo e di conoscerne lo stato attraverso digitalizzazione, scansioni e intelligenza artificiale.
A Seregno il Piano Clima utilizza dati climatici, ambientali, urbanistici e sociali per leggere le fragilità della città e stabilire dove intervenire prima. Le mappe delle isole di calore, i dati sul verde, sul consumo di suolo e sul rischio idraulico diventano strumenti per definire priorità e distribuire meglio le risorse.

È forse questa la definizione di dato urbano che preferisco: un dato è utile quando cambia una decisione.

E diventa ancora più utile quando quella decisione può essere spiegata e condivisa con la comunità. Nel caso di Seregno, infatti, sensori e informazioni ambientali vengono pensati anche come strumenti di comunicazione pubblica: conoscere la temperatura di un quartiere o la qualità dell’aria significa mettere le persone nella condizione di comprendere meglio le trasformazioni che le riguardano.

Dal principio alle applicazioni

L’ultima parte del Quaderno raccoglie nove esperienze delle imprese della Milano Smart City Alliance.

Sono casi molto diversi: una piattaforma A2A per leggere le performance ESG del territorio, la dematerializzazione del biglietto ATM, l’interoperabilità dei dati sviluppata da Cefriel, il fondo di rigenerazione urbana di COIMA, il mobility management attraverso i dati di rete Fastweb+Vodafone, l’illuminazione come strumento di rigenerazione urbana con Enel, una piattaforma IBM per coordinare i servizi della città, l’illuminazione sostenibile di Signify e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e dei dati integrati con TIM Urban Genius.

Tecnologie e settori molto differenti, ma con una caratteristica comune: il digitale acquista senso quando entra nei processi reali della città.

Quando permette di coordinare soggetti diversi, vedere fenomeni prima invisibili, utilizzare meglio una risorsa, anticipare un problema, semplificare uno spostamento o aiutare chi amministra a prendere una decisione.

Il Quaderno si può scaricare gratuitamente da qui.

← Tutti gli articoli